
Troppi infortuni al ginocchio nel calcio: da Rodri a Zapata, che succede?
Una stagione calcistica iniziata da soli pochi mesi e un numero alto di infortuni gravi al ginocchio, con nomi anche illustri, ha aperto nuovamente il campo alle polemiche.
La lista è davvero preoccupante, ecco i casi più emblematici nella nostra serie A, tra precampionato e prime giornate:
Florenzi (lesione del legamento crociato anteriore associata a una lesione del menisco laterale);
Scamacca (rottura del legamento crociato anteriore, del menisco e del collaterale);
Bremer (lesione del crociato);
Zapata (lesione del legamento crociato anteriore, del menisco mediale e del menisco laterale);
E poi anche tanti altri calciatori meno noti.
Pure all’estero non sono da meno, con i casi di Ter Stegen (lesione completa del tendine rotuleo), Carvajal (rottura di crociato anteriore, collaterale esterno e tendine popliteo) e di uno dei candidati al pallone d’oro Rodri (lesione del crociato), il quale aveva quasi previsto il suo infortunio in quanto solo 5 giorni prima aveva paventato uno sciopero dei calciatori per il rischio derivante da un numero eccessivo di partite.
Ma il problema è solo il numero dei match?
Un dato interessante dice che 8 su 10 si fanno male “da soli”, solo una minima parte per un contatto diretto da contrasto di gioco.
Come visto dall’elenco, questi infortuni non riguardano solo il legamento, ma anche altre strutture come i menischi e le cartilagini, perché ciò avviene?
Uno studio danese di alcuni anni fa aveva valutato come, nei giovani calciatori, potenziando i muscoli flessori del ginocchio, gli infortuni al crociato fossero scesi dell’80%.
I muscoli posteriori della coscia infatti servono come “freni” del movimento e per “sterzare” il corpo.
Ma i professionisti Top non li potenziano? Difficile immaginare lacune in questo senso..
Il problema è più il rapporto tra quadricipite e flessori: in un calcio basato più sullo scatto che sull’agilità, con una buona potenza in accelerazione si gioca più facilmente allungandosi la palla che dribblando, sostanzialmente un calcio fatto più di “strappi” di velocità che di tecnica “sul breve” può causare danni anche senza forti contrasti.
Quindi tante partite ma anche cambiamenti nella costruzione fisica degli atleti chiamati a un tipo diverso di sforzo, più muscolare e meno tecnico.
Certamente, il post operatorio senza forzature nei tempi di rientro può rivelarsi determinante per scongiurare possibili ricadute, che abbiamo visto anch’esse essere piuttosto frequenti.
In conclusione, gli infortuni al ginocchio rappresentano una sfida crescente per il calcio professionistico e amatoriale. Anche se i progressi in campo medico e fisioterapico hanno migliorato notevolmente i tempi e la qualità del recupero, il numero di casi continua a destare preoccupazione, tant’è che i calciatori stessi, in contrasto col passato, hanno per la prima volta cominciato a parlare di sciopero, chissà che non si assista veramente nei prossimi tempi a degli stop “forzati” fino a qualche anno fa inimmaginabili nel mondo del pallone.
