“Dottore, che protesi di ginocchio mi mette?”

Questa è una domanda tra le più frequenti che i pazienti mi fanno dopo che hanno deciso di scegliere la soluzione della protesi  per risolvere l’artrosi di ginocchio.

Diciamo innanzitutto che l’evoluzione dell’intervento di protesi di ginocchio è un processo continuo sia dal punto di vista della tecnica chirurgica che dei materiali. Dobbiamo quindi parlare di tutti e due questi aspetti insieme, perché anche la protesi di ginocchio migliore per ”funzionare” al meglio richiede la tecnica migliore, utilizzata dal miglior chirurgo.

La protesi di ginocchio era ed è fatta di 3 parti: una base d’impianto sulla tibia in titanio, una parte in cobalto-cromo sul rivestimento femorale ed al centro come superficie di scorrimento per evitare un contatto metallo/metallo, e uno spessore di polietilene ancorato sul piatto.

Le prime protesi di ginocchio che siano state impiantate in Italia in modo sistematico risalgono alla fine degli anni ottanta, erano protesi per lo più americane o francesi, pesanti per non rompersi e con un inserto centrale in polietilene dell’epoca, morbido e poco durevole.

La tecnica prevedeva una incisione ampia, di 30 cm, verticale, che dal femore arrivava alla tibia, l’uso della fascia ischemica che bloccava il flusso sanguigno dell’arto inferiore per la durata dell’intervento, i tagli erano fatti con dei riferimenti su guide metalliche che seguivano l’asse delle ossa.

I risultati erano modesti con pazienti che raramente riuscivano a piegare il ginocchio più di 90 gradi, con un decorso post operatorio pesante dal punto di vista emotivo per il dolore, la durata e la perdita ematica, e spesso si facevano trasfusioni anche di 2 o 3 sacche di globuli rossi.

Oggi esistono 3 tecniche fondamentali.

1) La tecnica classica prevede una incisione verticale, che può essere più o meno ampia a seconda del chirurgo, la preparazione dell’osso con maschere di taglio e l’uso di protesi standard.

In questo caso, l’ampia varietà di misure delle protesi con una differenza che può arrivare anche a soli due millimetri tra una taglia e l’altra, consente di adattarsi all’anatomia originale.

2) una tecnica robottizzata con l’uso di un braccio meccanico che esegue i tagli sull’osso, il sistema Mako. Si usa una protesi standard della azienda Stryker disegnata circa 2 decenni orsono ma tuttora valida. Con questo sistema adattiamo in maniera perfetta la protesi di serie alla meccanica del ginocchio.

Di Feo protesi ginocchio

Esistono anche altri sistemi che si proclamano robottizzati ma nei quali il braccio meccanico non esegue fisicamente i tagli ma pone la maschera di taglio in posizione ideale oppure frena l’operatore, vanno definiti in realtà semi robottizzati.

3) Una tecnica su misura: si esegue una tac dell’arto inferiore e la protesi viene realizzata in un unico modello specifico su misura per l’anatomia di quel ginocchio (Conformis).

È facile capire che la forma del ginocchio è in funzione dei legamenti e quindi questa soluzione permette al paziente di avere un nuovo ginocchio molto simile all’originale.

Il movimento di queste superfici protesiche sarà guidato dai legamenti del ginocchio con un movimento naturale.

In questo caso i tagli sull’osso vengono fatti con delle maschere di taglio personalizzate, degli stampi su misura che guidano l’operatore in maniera che possa fare solo il necessario.

Qual è la protesi migliore a questo punto?

È ovvio che la protesi su misura rappresenta il non plus ultra.

Tuttavia anche le altre 2 soluzioni possono essere di grande soddisfazione. Oggi una protesi standard soddisfa l’80 % dei pazienti ma ovviamente facendo tagli personalizzati, con il robot, possiamo migliorare. Se poi tutto è personalizzato, sia nei tagli che la protesi, allora ci avviciniamo ancora di più a un risultato ottimale.

1)Mitchell J, Wang J, Bukowski B, Greiner J, Wolford B, Oyer M, Illgen RL 2nd. Relative Clinical Outcomes Comparing Manual and Robotic-Assisted Total Knee Arthroplasty at Minimum 1-Year Follow-up. HSS J. 2021 Oct;17(3):267-273. doi: 10.1177/15563316211028568. Epub 2021 Jul 8. PMID: 34539266; PMCID: PMC8436347.

2) Beckmann J, Meier MK, Benignus C, Hecker A, Thienpont E. Contemporary knee arthroplasty: one fits all or time for diversity? Arch Orthop Trauma Surg. 2021 Dec;141(12):2185-2194. doi: 10.1007/s00402-021-04042-4. Epub 2021 Jul 16. PMID: 34269891; PMCID: PMC8595166